Affreschi quattrocenteschi - Collecreta

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Affreschi quattrocenteschi

Santuario Icona Passatora

Tratto dal libro ( Rieti e il suo territorio )

AFFRESCHI QUATTROCENTESCHI VOTIVI NELLA CHIESA DI S. AGOSTINO
ALL'AMATRICE E NELLE CHIESE DELLE "VILLE" AMATRICIANE.

IL "MAESTRO DELLA MADONNA DELLA MISERICORDIA"


Nell'ultimo decennio del Quattrocento, svolge la sua feconda attivita', all'Amatrice e nelle "ville" del suo contado, un ignoto ma buon pittore provinciale d'immagini votive che, dalla sua opera piu' bella, vorremmo chiamare il "Maestro della Madonna della Misericordia".
Di lui conosciamo solo pitture murali e i suoi due affreschi piu' antichi, che portino una data completa, sono nella Chiesa di S. Maria delle Grazie, detta, comunemente, "Icona" o "Cona Passatora", situata tra le "ville" di Retrosi e Ferrazza (15).
Sono datati 1490 e rappresentano la Vergine in trono col Putto tra due Angeli e i S.S. Antonio Abate e Lucia e il Cristo portacroce (16).
La sua opera piu' tarda, sempre datata, e', invece, una Vergine in tronco col Putto tra due Angeli, affrescata dentro una nicchia della parete sinistra nell'aula della Chiesa di S. Agostino all'Amatrice; vi si legge l'anno 1492 segnato sul gradino del trono (17).
Altri due suoi dipinti adornano la parete destra dell'aula della gia' ricordata Chiesa di S. Maria delle Grazie; un terzo, oltre quello citato piu' sopra, si trova nella Chiesa di S. Agostino all'Amatrice, dentro una seconda nicchia della parete sinistra (18).
Egidio Calzini ha ritenuto che questo maestro non sia altri che il pittore amatriciano Dionisio Cappelli, che, nel 1508-1509 e nel 1511, firma e data gli affreschi nella tribuna della Chiesa di S. Maria delle Grazie e del tabernacolo e della parete di fondo nella Chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate a Cornillo Nuovo (19).
Come vedremo meglio a suo tempo e luogo, Dionisio Cappelli ha lasciato anche altri affreschi votivi sulle pareti della Chiesa di S. Maria delle Grazie e nella Chiesa di S. Maria della Filetta, nella Chiesa parrocchiale di S. Savina a Voceto e nella Chiesina di S. Apollonia vicino a Prato dell'Amatrice, ma e', stilisticamente, di statura ben inferiore rispetto al "Maestro della Madonna della Misericordia" ed appartiene ad un gruppo di artisti operanti nella cerchia di quest'ultimo.
Sulla parete destra di S. Maria delle Grazie, riteniamo di potergli attribuire, tra altri dipinti suoi, una piccola Annunciazione di cui il superstite Arcangelo Gabriele, confrontato con quello affrescato nella seconda nicchia della Chiesa di S. Agostino all'Amatrice, basterebbe a chiarire la derivazione del Cappelli dal pittore di cui ora ci occupiamo.
Dopo questa indispensabile premessa, ed avvertendo che, sul piccolo affresco sopra ricordato, torneremo piu' oltre, passiamo ad illustrare il gruppo delle opere del "Maestro della Madonna della Misericordia".
Nell'affresco eseguito sul pilastro destro messo a sostegno dell'arco della tribuna, l'artista ha rappresentato, come piu' sopra abbiamo detto, la Vergine in trono col Putto, tra due Angeli e i S.S. Antonio Abate e Lucia; il fondo rappresenta un drappo di stoffa violacea, trapunto a stelle rosse di sei raggi e orlato di una frangia di color verdino su cui corre un fregio di gigli stilizzati, alternati a trifogli rovesciati con sovrastanti triangolini; tutti del colore della stoffa.
Vi spicca il trono, con alto schienale e sedile a cassa, e, sulla larga panchina, stanno, in piedi, a braccia conserte al petto devotamente, i due Angeli in tunicelle rosa e gialla, adorne di balze bianche e di galloni aurei perlinati e indossate sopra sottovesti candide ed accollate. Entrambi tengono alte le ali dalle piume a fasce gialle, rosee e purpuree. Tra di loro, siede la Vergine, avvolta in un ampio manto purpureo, con ricco gallone aureo perlinato, aperto sul busto rivestito d'una tunica rosa, stretta, poco sotto il seno, da un nastro bianco, orlata di un bordo giallo vivo alla scollatura triangolare, saliente verso la gola, e con maniche di stoffa argentea aperte, sulla camicia di candido lino, mediante due trinciature a fusi che vanno dai polsi, gallonati d'oro, fino sotto i gomiti.
Ella ha la testa coperta da un lembo del manto e, sotto, da un tenuissimo velo orlato da un filo di perline ricamate; china, lievissimamente, il viso, appena piegato verso sinistra, e abbassa un poco i dolci occhi pensosi; giunge, in atto di adorazione, le mani, dalle dita lunghe ed affusolate, tenendo le palme discoste e, appena a sfiorante contatto, le estremita' delle dita. Sorregge, adagiato sulle ginocchia, un poco piegato sul fianco sinistro, il bambino Gesu' benedicente. Questi e' tutto ignudo, ad eccezione di parte del petto cinta da una fascia di seta bianca, ricamata in nero con una lista tra due filetti; al collo porta una catenina da cui pendono due buccole di corallo.
Ai lati del trono, stanno S. Antonio Abate e S. Lucia. Il primo guarda verso la Vergine, con espressione corrucciata. Indossa una cocolla color marrone sul saio bigio e porta un camauro bruno sulle ciocche di ribelli, folti capelli canuti, arricciati all'insu' e riuniti, sulle tempie, alla prolissa barba, un po' ispida, sulla quale spiovono, mescendosi alla sua punta aguzza, i baffi sottili. La seconda, tenendo, nella destra, la coppa d'oro con gli occhi, e' tutta compresa del suo elegante guarnello attillato color rosso fuoco, stretto, poco sotto il seno, da una vivida cinta gialla e aperto in una profonda scollatura a V, allacciata, con stringhe nere, sulla sottoveste verdina dalle lunghe maniche aderenti e trinciate dai gomiti ai polsi.
Questo affresco merita di essere considerato con attenzione perche' presenta caratteri che ci consentono di stabilire, per via di confronti, la formazione stilistica del suo autore. Il nostro ricordo, infatti, corre, dapprima, allo scomposto polittico giovanile di Pietro Alemanno, dipinto per Montefortino anteriormente al 1483, in particolare, allo scomparto centrale, rimasto nella Pinacoteca Civica del paese e raffigurante la Vergine in trono col Putto tra S. Sebastiano e un altro Santo. Si fissa, poi, sul trittico di Paggese di Acquasanta. Le pose della Vergine e del Gesu' di Montefortino, la S. Lucia della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, gia' parte del polittico anzidetto, offrono, infatti, spunti d'imitazione al "Maestro della Madonna' della Misericordia", ma questi ha guardato piu' attentamente e ha meglio rammentato la tipologia e l'impianto figurativo e. formale della Vergine del trittico di Paggese di Acquasanta, piena in viso e larga ed alquanto appesantita nelle forme, quando ha concepito e dipinto la Vergine dell'affresco che illustriamo, e l'altra, un po' piu' tozza, dell'affresco del 1492 in S. Agostino dell'Amatrice. Rispetto alle creature dell'Alemanno, entrambe rivelano una incipiente pinguedine, che impigrisce i movimenti, una quiete un po' torpida, che illanguidisce la dolcezza degli sguardi, un modellato morbido, le linee dei contorni smorzate in lente sinuosita', un placido gioco di pieghe di panni, smussate di ogni asprezza, un tono decorativo in sordina, che rinuncia a scegliere, tra le stoffe, il superbo splendore dei broccati d'oro fino e, tra i monili, quelli piu' preziosi e squisiti per virtu' di magistero di orefice.Tuttavia, il nostro pittore, in questo suo linguaggio dialettale provinciale, temperato e ingentilito dalla convivenza coi maestri che operano nell'ascolano, esprime quanto ha volenterosamente potuto apprendere da loro. Le sue simpatie sembrerebbero rivolte a Pietro Alemanno, ma Carlo e Vittorio Crivelli, il secondo, anzi, forse piu'del primo, non sono certo da lui trascurati.
Noi non abbiamo elementi per assodare se l'affresco della Vergine, datato 1490 ed or ora illustrato, sia o meno anteriore a quello del Cristo portacroce, o Cristo crucigero, datato con lo stesso anno scritto in cifre romane. Certo e', pero', che il primo dei dipinti che il nostro Maestro ha eseguito nella Chiesa di S. Maria delle Grazie o qualche altro dipinto, eseguito in altre chiese ed oggi scomparso, hanno riscosso tanta ammirazione da fruttargli allogazioni di altre pitture murali votive.
Cosi' le donne dell'Amatrice, magari associandosi a quelle di Retrosi e di altre "ville" vicine, dettero incarico al pittore di raffigurare il Cristo portacroce, dedicandogli il rispetto del riposo domenicale dei loro congiunti artigiani oppure, forse, come potrebbe dedursi dalla poco chiara iscrizione e da immagini analoghe del Cristo, esistenti in chiese delle regioni settentrionali e centrali d'Italia, impetrando dal Redentore il perdono per gli inadempienti al precetto di santificare le feste (20).
L'affresco e' incorniciato in una edicola immaginata, dal pittore, come composta di bei marmi policromi; vaghissimo e' il fregio dell'architrave, fatto di eleganti vasi dalle anse in forma di arcuate figurine di giovani, di mascheroni, di fogliami agilmente intrecciati, che spiccano, tutti, bianchi su un caldo fondo color rosa corallo.
Il Cristo si erge atleticamente nudo, saldo sulle gambe tutte muscoli crudi; la ferita del costato gli sanguina copiosamente e il volto, dai tratti decisi, sottolineati da ombre dense, esprime mestizia. Piedi e mani sono grandi; larghi di pianta i primi, forti e rudi le seconde, con dita lunghe, nettamente articolate nelle falangi.
Nel modellare una figura virile, il pittore rivela, cosi', un insospettato, incisivo vigore, avvicinandosi all' arrovellata plastica crivellesca.
Sembra, infatti, essersi ispirato al dipinto di Carlo Crivelli che rappresenta S. Francesco genuflesso in atto di raccogliere, in un calice, il sangue di Cristo crucigero. Quest'opera, forse parte di una predella o valva di un dittico, e' esposta, oggi, a Milano, nel Museo Poldi Pezzoli; da alcuni, e' datata verso il 1490; da altri, e' avvicinata alla Madonna della Pinacoteca Civica di Ancona, legata, a sua volta, ai dipinti databili tra il 1480 ed il 1486.
Comunque, alle spalle dell'immagine, dietro un muretto basso di mattoni rossi, contro il quale spicca un calice d'oro posato al suolo, il pittore stende un fondo d'un sordo color azzurroviola, sparso di molti arnesi necessari ai diversi lavori artigianali.
Riconosciamo: le bilance, la scure da carpentiere, il coltello per scuoiare, la cazzuola, le cesoie da sarto, quelle per tosare le pecore, il compasso, varie sorta di ferri taglienti e ricurvi. Una brocca bianca, di terraglia, e' posata sul muro, come dimenticata; vero pezzo da "natura morta".Il calice, a sua volta, e' collocato in modo da poter raccogliere il sangue che zampilla dal costato.
Rappresentandoli in una stilizzazione decorativa e quasi araldica, l'artista ha poi sospeso, nel vuoto, quegli strumenti del lavoro umano, quasi per effetto magico; in un'atmosfera astratta, ha dato, ad essi, il valore assoluto e la nobilta' ideale dei simboli.
Accanto a questo affresco del Cristo, si trova quello rappresentante la Madonna della Misericordia o dei Raccomandati, l'opera di piu' felice ispirazione del Maestro che stiamo illustrando e dalla quale, percio', abbiamo preso lo spunto per dargli un nome, sia pure convenzionale.L'artista ha immaginato una edicola chiusa da un architrave di marmo bigio, ornato di un motivo a dentelli e sorretto da due eleganti e snelle colonne di marmo verde, con aurei capitelli corinzi, vagamente scolpiti. Entro l'edicola, sta la Vergine, in piedi contro un ricco drappo di broccato giallo a fiori rossobruni di melograno, listato, ai lati, da un bordo di frange rosse, bianche e verdi; l'immagine indossa una lunga e morbida veste scarlatta, stretta, sotto il seno, da un nastro giallooro, e apre, stende e solleva, con le braccia tenute oblique, l'amplissimo mantello protettore, di colore violaceo, gallonato d'oro e foderato di vaio. Esso e' chiuso, alla sommita' del seno, da un fermaglio aureo a forma di stella a quattro raggi, cantonati da altrettanti lobi semicircolari; termina in un ampio cappuccio che ricopre la testa sovrapposto ad un velo tenuissimo.
Sotto le ali del manto, stanno, in ginocchio e a mani giunte, a destra, uomini maturi, giovani, fanciulli, che indossano giubboni rossi, gialli, violacei; a sinistra, donne, quasi tutte giovani, che vestono guarnelli rossi o verdi, su tuniche bianche o rosse o su lunghi abiti violacei o giallinocciola, e portano, sulle teste, veli rossi, verdi, purpurei o bianche pezzuole di lino. Negli uomini in prima fila, potrebbero vedersi dei ritratti e, forse, il pittore stesso si e' raffigurato nell'uomo barbuto, dai lunghi capelli bruni spioventi sulle spalle, rivolto a guardare, attento, verso lo spettatore.
Le donne presentano, invece, tipologie di maniera.
La Vergine e' la piu' bella, nobile e ispirata creatura dipinta da questo Maestro. Agile e longilinea nell'alta persona, piega lievemente la testa sul collo esile e flessuoso, corso da sottilissime pieghe che striano, sfiorandola appena, la pelle delicata; nel volto, dolcemente oblungo, i lineamenti sono fini e minuti, rispetto a quelli delle altre Madonne dello stesso artista, e gli occhi esprimono una mite, pensosa malinconia (21).
Un affresco dipinto piu' in alto, in corrispondenza di quelli or ora descritti, rappresenta il Crocifisso tra i S.S. Apollonia e Antonio Abate. La croce vi si erge sullo sfondo di un placido paese pianeggiante, chiuso, all'orizzonte, da dossi montani, profilati contro un cielo bigioazzurro, cangiante, in basso, in una languida luce opalina. Il Cristo piega la testa sul petto, con scorcio abilmente risolto; S. Apollonia indossa un manto rosso su una tunica d'un color gialloocra acceso; S. Antonio Abate ripete, anche in un affresco che gli sta vicino, la tipologia di quello che guarda la Vergine del dipinto sul pilastro destro a sostegno della tribuna.
Contemporaneamente al dipinto murale della Madonna della Misericordia, cioe' nello stesso momento felice che gli ispira questa bella opera, il nostro Maestro affrescava, nella seconda nicchia della parete sinistra di S. Agostino all'Amatrice, un dipinto rappresentante l'Annunciazione.
La Vergine, che indossa un manto turchino, un sottil velo bianco e la veste di un rosa corallo acceso, stretta da una bianca cinta annodata, alza le lunghe mani in segno di stupore, stando in ginocchio innanzi al leggio, sotto l'arco d'un'alcova, sormontato da una trabeazione, adorna di un fregio di vasi, di fogliami e di mascheroni, e sorretto da pilastri ornati di candeliere bige su fondo rubino. Dietro, nella penombra, s'intravede il letto protetto da una tenda scorrevole.
L'Arcangelo Gabriele sta sotto un'edicola che s'inflette, in ampio arco, contro uno sfondo di caseggiati e di cielo azzurrino sparso di pallidi e vitrei cirri argentei.
Tra i caseggiati, spicca, in prospettiva, una casa bigia con architrave color corallo.
Il celeste messaggero indossa una tunica rancia un mantello rosso foderato di verde, ha grandi ali a zone o fasce di piume gialle, rosse, verdi, lilla, terminanti in lunghe penne remiganti di color violaceo; tiene, nella mano sinistra, un giglio e, benedicendo con le lunghissime. ed esilissime dita della destra, china e piega appena, in un cenno di devoto saluto, il viso oblungo, incorniciato dalle chiome fulve, che fluttuano, agitate dal vento, in ciocche serpigne. Sogguarda, attento, da sotto le palpebre, calanti sugli occhi dal taglio a mandorla, stretto e sfuggente, uguale a quelli dell Madonna e Santi alla "Cona Passatora" e dell'Annunciata.
I suoi lineamenti ricordano, induriti, quelli della S. Caterina di Alessandria, del pentastico nella Chiesa parrocchiale di Monte S. Martino, attribuito alla collaborazione di Carlo e Vittorio Crivelli. Percio', questa tipologia conferma quanto abbiamo accennato sulla formazione stilistica del nostro pittore nella cerchia crivellesca.
Abbiamo detto, poi, che, nell'anno successivo a quello in cui ha dipinto l'Annunciazione, cioe' nel 1492, il nostro Maestro esegue l'affresco in S. Agostino rappresentante la Vergine in trono col Putto tra due Angeli. Vi disegna un trono di linea classicheggiante, simile a quello su cui siede una Vergine che allatta Gesu' a S. Maria delle Grazie; cambia pero' il mantello di Maria facendolo azzurro, e non purpureo o turchino; colloca il Putto seduto sulla coscia destra della Madre e gli pone in mano un uccelletto, ripetendo una iconografia diffusissima in tutta Italia e fuori.
Agli Angeli, affida il compito di allietare l'infante divino con le armonie dei loro violini.
Tuttavia, l'artista rivela, qui, una certa stanchezza, si abbandona al puro mestiere, lascia sonnecchiare l'ispirazione dimenticando la grazia ingenua e la composta nobilta' che danno un tono elevato e decoroso alla sua linguistica provinciale (22).
I devoti inginocchiati, d'altronde, sono cosi' rudi che dovrebbero supporsi aggiunti da un aiuto maldestro o da un pittoruccio piu' tardo.
Per quanto riguarda la qualita' in tono minore dell'opera, comunque, non penseremmo ad un committente di umile ceto sociale e che, percio', si accontentava di poco, e neppure ad un pio cliente che poteva pagare piccola mercede. Ma, su questi argomenti, avremo l'opportunita' di tornare piu' innanzi.
Invece, ci rammarichiamo di non incontrare ed ammirare altre opere di questo Maestro nelle Chiese dell'Amatrice e delle sue "ville".
Avremmo potuto seguirlo, infatti, nello svolgimento del suo linguaggio, in cui percepiamo, come una eco non lontana, ma sensibilmente attenuata, la voce, piu' forte e sicura ed attraente, dei maestri che tengono il campo nell'ambiente pittorico ascolano sul cadere del Quattrocento.
D'altra parte, se questo pittore, che potrebbe non essere amatriciano, e' partito dal territorio dominato dalla solenne catena dei monti della Laga per tornare al suo paese natio, probabilmente nelle Marche, o per esercitare altrove, di terra in terra, come tanti altri suoi compagni, la sua attivita', non dobbiamo perdere la speranza che, da sotto lo scialbo di qualche edificio sacro di regioni vicine o di contrade vicinissime all'Amatrice, possa riaffiorare qualche opera sua.
La parete sovrastante l'arco della tribuna della Chiesa di S. Maria delle Grazie e' decorata con un affresco raffigurante l'Annunciazione.
Sotto l'Arcangelo Gabriele annunciante, a sinistra di chi guarda, e' dipinta, in rozze lettere maiuscole, una iscrizione cosi' mutila da rendere pressoche' vano ogni tentativo di interpretarla. La trascriviamo con le suelacune: "........ 1494 . ADI X DEIVG(NO) LAdITTA ChESIA ET ATTE(M)bV dELA ".
Forse la scritta voleva ricordare un restauro o un ampliamento o una riconsacrazione dell'edificio?
Sotto la Vergine annunciata, in maiuscole simili a quelle della precedente iscrizione, se ne legge un'altra, mutila nella sua parte finale, e del tenore seguente: "+QVESTA . CHAPELLA . ET . COMENZATA ANPEGNERE . 149... AdCCERO (?) DE . BATISTA . DEROSCIOLV . ET . BALTASARA ".
Pertanto, con riferimento alla data e alla forma delle lettere dell'iscrizione sotto l'Arcangelo, e' assai probabile che l'ultima cifra, mancante nella data della seconda iscrizione, sia un quattro e che percio' i due testi siano coevi.
L'Arcangelo Gabriele e gli edifici che gli stanno alle spalle, sono stati alquanto ridipinti, ma, dopo il restauro, si sono rivelati piuttosto guasti. Comunque, fa spicco la tunica rossa del messaggero celeste.
La Vergine, invece, e' abbastanza ben conservata. E' raffigurata genuflessa e a braccia conserte sul seno, sotto un fabbricato ad arco a tutto sesto, sostenuto da un pilastrino, con lo specchio adorno di una elegante candeliera a motivi di fogliami, e da una esilissima colonna. Un altro fregio di fogliami corre lungo l'architrave sottostante alla trabeazione di coronamento. Sul fondo del fabbricato, s'intravede, dietro una tenda rossa scorrevole, un ampio letto su pedana, con coltre rossa e lenzuola bianche, che danno risalto al manto azzurro e alla tunica di color rosso chiaro, con bordi gialli, della Madonna.Ella ha i capelli biondi intrecciati con nastri bianchi e china, sul leggio sorretto da pilastro sottilissimo, il viso pallido accanto al quale vola la candida colomba dello Spirito Santo.Il fabbricato, infine, e' chiuso, sul davanti, da un sottile muro, in cui si apre una grande inferriata, affiancato da una parete di mattoni, con porticina sormontata da una loggia ad arcatelle.
Nel 1955, ingannati dalle sfavorevoli condizioni di luce, abbiamo creduto di poter attribuire questo affresco a Pier Paolo da Fermo; poi, con riferimento ai dipinti murali del sottoarco, delle pareti e della volta della tribuna della stessa Chiesa, lo abbiamo dato a Dionisio Cappelli, fuorviati dalle cattive condizioni dell'opera e dalla difficoltosa sua leggibilita'. Abbiamo, anzi, ritenuto che l'affresco potesse essere il piu' antico lavoro datato del suddetto pittore giunto sino a noi.
Tuttavia, un esame piu' attento ci induce a rivedere ancora questa attribuzione giacche' i caratteri del dipinto, affini a quelli firmati dall'anzidetto artista nella tribuna e datati 1508-1509, sono troppo generici, mentre le diversita' di linguaggio, considerate gia' venti anni orsono, non si possono giustificare tenendo conto del fatto che la pittura murale che stiamo illustrando e' antecedente di non meno di un quattordicennio al contesto delle seconde.
Ci troviamo, quindi, innanzi ad un pittore ignoto, quasi certamente locale e, senza dubbio, paesano, nonche' attivo nel territorio dell'alta valle del Tronto.
La sua formazione deve essere avvenuta nell'ambito della cerchia crivellesca perche' la Vergine presenta affinita' notevoli con Madonne di Vittorio Crivelli, per esempio, con quelle dei polittici di S. Maria di Capodarco e della Chiesa di S. Elpidio o S. Elpidio Morico e con l'altra della tavola della Chiesa di S. Fortunato a Falerone, anche se tutte di impianto più longilineo e con panneggi meno complessi.
Affinita' si possono cogliere anche con riferimento all''Annunciazione, firmata e datata 1486, alla Galleria Nazionale di Londra, gia' nella Chiesa dei Minori Francescani di Ascoli Piceno.Il fabbricato sotto il quale si genuflette la Vergine dell'Annunciazione in S. Maria delle Grazie, riecheggia, infatti, in una versione strutturale rude e spoglia, le architetture complesse della tavola oggi a Londra. Le decorazioni, poi, sono soltanto la flebile eco della preziosissima e sontuosa raffinatezza profusa dal pittore veneto, con multiforme e diremmo inesauribile abbondanza di motivi ornamentali, in una delle opere che meglio ne esaltano la inesauribile fantasia e il magico virtuosismo donde nascono le sue inconfondibili, incantate scenografie.
Il "Maestro della Madonna della Misericordia" ci si presenta come uno dei moltissimi titolari di "botteghe" alle quali erano associati, in veste di collaboratori e di aiuti, seguaci da cui dipendevano, a loro volta, apprendisti e garzoni.
Ma prima di illustrare le opere dei pittori di questa "bottega", vogliamo accennare ad un artista stilisticamente affine al suddetto Maestro e che gravita, come lui, nell'orbita di Pietro Alemanno e di Vittorio Crivelli. Egli e' l'autore di un piccolo altare portatile dipinto, a cuspide e a sportelli, datato 1504, che si trova nella Chiesa parrocchiale di Lisciano, presso Ascoli Piceno, e rappresenta, in alto, Cristo in pieta', sotto, la Vergine col Putto benedicente e, negli sportelli, i S.S. Michele Arcangelo e Stefano.
Ora, una immagine della Vergine col Putto, somigliante a quella di Lisciano perche' rappresentata in piedi, col manto di broccato d'oro ricamato a fiori di melograno e con la mano sinistra a palma aperta, e' stata appunto affrescata da un seguace del "Maestro della Madonna della Misericordia", sulla parete sinistra, in basso, dell'aula di S. Maria delle Grazie. Questo pittore e', forse, lo stesso di una Santa, quasta nel viso, avvolta in un manto di broccato d'oro drappeggiato su una lunga veste rossa, affrescata sulla parete destra della Chiesa della Madonna della Filetta e datata 1490. Non e' pero' l'artista che ha rappresentato, piu' vicino al soffitto, sulla parete sinistra di S. Maria delle Grazie, la Vergine in trono col Putto tra le S.S. Lucia ed Apollonia, apponendo la data 1491 sul bordo inferiore del dipinto. Non si potrebbe escludere che il primo frescante sopra ricordato sia Dionisio Cappelli, ma, se facciamo il suo nome, la Vergine in piedi col Bambino dovrebbe essere di qualche anno anteriore al 1490.
La Vergine piu' in alto ha una fine eleganza, col suo manto di broccato bianco a fiori rossi e col guarnello lilla indossato sulla tunica gialla; tuttavia, ella e le altre due figure sono ricalcate, con diligenza scolastica ma passiva, su quelle del "Maestro"; le linee che definiscono i contorni sono nitide, ma hanno un andamento assai pigro, lento; i placidi visi, di un incarnato esangue, sono piatti perche' appena soffusi d'ombre tenuissime, debolissime; il modellato e' fiacco e, nella figura della Vergine, questo difetto e' visibile, anche se attenuato dall'ampia cadenza delle pieghe del manto, aperto sui fianchi. Questi sono bassi, allargati ed appesantiti rispetto a quelli, alquanto agili e flessuosi, della Vergine dipinta sul pilastro destro, che sorregge l'arco della tribuna, e, piu' ancora, della Madonna della Misericordia.
La prima, poco sopra ricordata, serve di modello anche ad un altro seguace del "Maestro della Madonna della Misericordia", precisamente al pittore che ha affrescato, sulla parete destra dell'aula della Chiesa di S. Maria delle Grazie, la Vergine in trono col Bambino tra i S.S. Sebastiano ed Antonio Abate (23).
In questa composizione, la Vergine e' affine a quella dipinta sul pilastro, destro, gia' molte volte citato, sia nei caratteri tipologici che nella uguaglianza dei colori degli abiti; il Putto, in tunichetta color nocciola, abbraccia, con moto vivacissimo, la Madre.
Anche questo seguace ricalca, accuratamente, l'immagine di Maria, ma esprimendosi mediante un linearismo secco e sottile, che appiattisce la figura, e rivela, anche meglio, il suo debole linguaggio, disegnando, stentatamente, l'esile e pallido nudo del S. Sebastiano, dal volto infantile e mite, un po' gonfio nelle guance paffute, tipicamente appuntito nel mento, e il rigido S. Antonio Abate, insaccato in un saio che non nasconde l'inconsistenza dell'impianto figurativo, risolto con secca durezza di panneggiamenti e di contorni.
D'altronde, la tipologia e l'espressione del S. Sebastiano sono cosi' vicine a quelle di una Vergine che allatta il Figlio ignudo, dipinta, con manto scarlatto su veste verdoliva, sulla parete sinistra di S. Maria delle Grazie, che vorremmo attribuirla allo stesso pittore del precedente affresco. Questi, percio', dovrebbe aver eseguito anche la Vergine col Putto, in manto di broccato bianco, che siede sulla stessa panca dell'altra dal manto scarlatto, e, forse, la Madonna della Misericordia, affrescata sulla parete interna della facciata di S. Maria della Filetta, a destra di chi entra. La tipologia di queste due ultime immagini presenta, infatti, affinita', anche se il volto della prima di esse e' sciupato dal tempo; tuttavia, la Madonna col manto di broccato bianco, sebbene chiusa nella stessa cornice datata 1494, a meta' della lista inferiore tra le due figure, e' tipologicamente diversa da quella in manto scarlatto, piu' tozza d'impianto, piu' rozza stilisticamente, e il Putto, che ella tiene in piedi sul ginocchio sinistro, con quella sua dura e dritta vesticciola celeste, e' cosi' goffo e brutto da far pensare a una grossolana ridipintura.
Anche il Santo monaco, dipinto tra le due immagini di Maria, cioe' S. Amico, con l'ascia sulla spalla e il porcello al guinzaglio, sembrerebbe di mano di un madiocrissimo figurinaio cappelliano, con quel suo spirito involontariamente umoristico e caricaturale, e farebbe pensare ad una aggiunta legata alla maldestra e sciatta ridipintura poco sopra accennata.Ma il piu' notevole seguace del "Maestro della Madonna della Misericordia" e' il frescante che ha dipinto, oltre alla Vergine in trono col Putto e le S.S. Lucia e Apollonia alla "Cona Passatora", il soggetto con cui abbiano designato il "Maestro" anzidetto ed un S. Sebastiano accanto, sulla parete sinistra di S. Maria della Filetta. La vicina Madonna di Loreto, sotto un'edicoletta con cupola a spicchi sorretta da due Angeli, e', invece, un'opera dipinta, con fretta che gli e' inconsueta, da Dionisio Cappelli.
La Vergine della Misericordia indossa un manto azzurro, bordato d'oro, sulla veste rossa e sta in piedi sullo sfondo di un drappo di broccato aureo a ricami di fiori rossobruni, foderato di verdoliva e tenuto da due Angeli, l'uno in tunicella dello stesso colore, l'altro in tunicella rosa; entrambi con ali a zone o fasce rosse e rosee. I due Angeli che sorreggono l'edicola della Madonna Lauretana hanno vivide ali color fiamma e il S. Sebastiano, tipologicamente alemannesco, richiama l'attenzione, non tanto per la ricca e soffice zazzera bionda, che gli incornicia il viso femmineo, tondeggiante e pieno, anzi piuttosto largo come quelli di certe Vergini, quanto per la soluzione plastica del torace muscoloso, di una certa vigoria che ricorda quello del Cristo portacroce di S. Maria delle Grazie, e per lo studio anatomico, abbastanza accurato, del nudo virile.
Accanto poi ai soci della "bottega" del "Maestro della Madonna della Misericordia", possiamo collocare un ignoto pittore che ha affrescato una Vergine in trono col Putto tra i S.S. Giovanni Battista e Maria Maddalena, sulla parete destra di S. Maria delle Grazie (24).
E' un artista rude, grossolano, incertissimo nel disegno, inconfondibile, tra tutti gli altri pittori coevi, per le caratteristiche tipologiche, specie per i grandi occhi prominenti e sguscianti dalle palpebre; notevole per un panneggiare a larghi partiti di pieghe a coste rotondeggianti, ma, soprattutto, dotato di una qualche sensibilita' cromatica nei chiari rosei del guarnello della Vergine e del manto del Battista e nel bigio cenere del saio di quest'ultimo. Nella Maddalena prevale, invece, la cromia accesa di un saio gialloocra e delle lunghissime, effuse chiome fulve. Solida e' la inquadratura architettonica. E' condotta a forma di edicola chiusa da un timpano, in cui sono rappresentati gli strumenti della Passione, e sostenuta da lesene corinzie scanalate, con capitelli aurei ornati di ceffi leonini. Una chiara nota cromatica, nel fregio di foglie di acanto color lilla, s'intona ai rosei e ai bigi delle vesti.
L'artista non gravita nell'orbita dei pittori fin qui considerati e rivela, nei volti, un crudo espressionismo.

NOTE

(15) Una immagine della Vergine col Putto affrescata, intorno alla meta' del Quattrocento, in una edicola campestre ("Icona" o"Cona") situata tra le "ville" di Retrosi e Ferrazza, divenne oggetto di vivissima devozione in virtu' dei miracoli fatti e delle grazie elargite. Percio', la primitiva e rustica costruzione venne sostituita dall'attuale, collocata nella tribuna di una Chiesa dedicata a S. Maria delle Grazie. Poiche' l'edicola originaria sorgeva lungo un sentiero assai battuto dal passaggio di contadini, di pastori e di boscaioli del contado amatriciano e delle terre circonvicine, essa venne anche chiamata "Icona" o "Cona Passatora" e questa denominazione venne estesa poi alla Chiesa.
L'attuale tabernacolo e' tinteggiato in azzurro, ad eccezione di alcune parti messe a oro. Il timpano triangolare, modanato, incornicia una colomba dello Spirito Santo, volante ad ali aperte e a testa in basso, e sovrasta un architrave chiuso da una cornicetta a funicella e adorno del monogramma di Cristo bernardiniano messo tra due Cherubini. La cornicetta, le ali dei Cherubini e il monogramma sono dorati.
Timpano ed architrave muovono da due pilastrini rudentati, con capitelli rivestiti di due ordini di foghe costolate che, in punta, si arricciano a volute. Sono impreziositi da una vernice ad oro, mentre i bastoncelli, che sono collocati, entro le scanalature, fino ad un terzo circa dell'altezza delle facce dei pilastrini suddetti, son colorati in azzurro.
Sulle due pareti oblique anteriori ai lati del tabernacolo, entro edicolette a catini ornati di conchiglie, sono dipinti a fresco i S.S. Sebastiano e Rocco. Sulle altre due pareti oblique posteriori, in edicolette uguali a quelle descritte, sono affrescati S. Antonio Abate e un altro Santo. Tutte queste immagini sembrerebbero di Dionisio Cappelli, probabilmente coadiuvato da aiuti.
(16) L'iscrizione in calce all'affresco della Vergine in trono col Putto, tra Angeli e Santi, dipinto sul pilastro destro messo a
sostegno dell'arco della tribuna, in lettere goticheggianti, minuscole ed angolose,e' del seguente tenore: "queste . feure . afatte . fare . martinu . deucio . delliretrusi (da Retrosi). 1490 +".
L'altra, in calce all'affresco del Cristo portacroce, dipinto sulla parete destra dell'aula, e' di lettura alquanto difficile, in qualche parola, e mutila, in fondo alla prima riga, per caduta d'intonaco; la data della seconda riga, tuttavia, sembrerebbe intera. Trascriviamo, con le abbreviazioni sciolte, solo quando cio' e' stato possibile: "io . so . cristu . fo(n)ne . persona . medena. fici . ladomeneca . chese . vardasse . tucte . larte . ame . offe(rte) / questa . feura . a . fatta . fare . lefemene . persua . devotione. M CCCC1 xxxx ".
La caduta dell'intonaco poi, avrebbe potuto cancellare una sola cifra del millesimo, forse una "i"; percio' l'affresco potrebbe essere coevo a quello rappresentante la Madonna della Misericordia, datato, chiaramente, in cifre, arabe, 1491. In altra nota, trascriviamo anche quanto avanza della iscrizione votiva.
(17) L'anno 1492 e' chiaramente leggibile, nonostante che qualcuno abbia sostenuto il contrario.
(18) Questo affresco e' stato coperto da un altare settecentesco e, nel 1955, era visibile solo in parte, facendo girare, su perni, la tela dell'altare stesso, che e' opera, del pittore reatino Giuseppe. Viscardi, datata 1784. Dopo il restauro della pittura murale, la tela e' stata trasferita in modo da consentire la visione dell'opera retrostante. Un'iscrizione, in lettere goticheggianti, minuscole ed angolose, corre in calce al dipinto e, trascritta, suona in questi termini: "hoc . opus . fecit- . facere . iohanictus . marcolini. cerisciariis . amatritius . 1491". Da notare che il testo e' in latino, anziche' in volgare dialettale, come di consueto, e che questo affresco e' ritenuto opera di Dionisio Cappelli da Egidio Calzini, il quale non aveva visto la data nascosta sotto lo scialbo. Su questo punto, comunque, ritorneremo a suo tempo.
(19) Vedi: Egidio Calzini. Un nuovo pittore abruzzese del Rinascimento (Dionisio Cappelli). In: Rassegna Bibliografica dell'Arte Italiana. X, 1907. Pagg. 133-142. Vedi anche: Cesare Verani: Gli affreschi votivi del tardo Quattrocento nelle Chiese dell'Amatrice e delle "Ville" amatriciane. Estratto dal Notiziario Turistico dell'E.P.T. di Rieti. Fascicolo di Marzo-Aprile 1955. Rieti, 1955.
(20) E' piu' logico pensare ad una iniziativa devota delle donne dell'Amatrice, col concorso di quelle di Retrosi e delle "ville" vicine, piuttosto che delle sole donne di Retrosi e di Ferrazza.
(21) Della iscrizione, in lettere goticizzanti, minuscole ed angolose, corrente in calce al dipinto, avanza solo la parte finale che suona: " sua . deuotione . 1491".
(22) Un altro piccolo affresco, che, in un primo tempo, abbiamo dato al "Maestro della Madonna della Misericordia", e' dipinto presso l'angolo formato dalla parete destra dell'aula col pilastro destro messo a sorreggere l'arco della tribuna. Rappresenta il Crocifisso tra un Santo diacono e.S. Caterina di Alessandria. La prima volta che lo abbiamo veduto, da lontano, in cattiva luce e seminascosto da un'immagine sacra di cartapesta, ritenemmo che si trattasse di un'opera autografa del "Maestro". Successivamente, esaminandolo in buone condizioni di luce e da vicino, ci siamo convinti che si tratta di una pittura di qualita' inferiore, tanto da potersi attribuire ad uno dei seguaci ed aiuti. Ma propendiamo a pensare che il nome di autore piu' probabile e' quello di Dionisio Cappelli.
Anche gli affreschi nella Chiesa di S. Maria delle Grazie e di S. Agostino, come quelli nelle Chiese di S. Maria della Filetta e di S. Antonio Abate a Cornillo Nuovo, sono stati oggetto di restauri, da noi invocati fin dal 1955. Gli interventi necessari sono stati eseguiti, a cura della Soprintendenza ai Monumenti del Lazio, negli anni 1960 e 1961.
(23) Il sacerdote, architetto don Luigi Celani, nel 1955 parroco di Maltignano (Ascoli Piceno), ha espresso le sue riserve sulle nostre attribuzioni al "Maestro della Madonna della Misericordia", oltre che nella lettera da noi riassunta nel testo, anche in articoli pubblicati sul ' periodico "Nuovo Piceno". Ci ha indotto, cosi', a fare un nuovo sopralluogo alla Chiesa di S. Maria delle Grazie e a quella di S. Maria della Filetta. Gli siamo grati dei suoi interventi, che ci hanno permesso di rettificare alcuni nostri giudizi e di giungere, marginalmente, a nuove conclusioni. Queste, tuttavia, non collimano con quelle che egli ci ha comunicato attraverso i suoi scritti. Vedansi: Luigi Celani: Dionisio Cappelli e la pittura rinascimentale nell'amatriciano. In: Nuovo Piceno del 29 ottobre 1955. Ascoli Piceno, 1955. Cesare Veratri: Ancora su Dionisio Cappelli e sulla pittura rinascimentale nell'Amatriciano. Estratto dal Notiziario Turistico dell'E.P.T. di Rieti Fascicolo di Settembre-Ottobre 1955. Rieti, 1955.
(24) Sotto l'affresco corre la seguente  iscrizione, in belle lettere lapidarie: "QVESTE . FIGVRE . A . FATTE . FARE . SANSONI CIO . DE . COLA . LORENZO . PER . SVA . DEVOTIONE . 1494".

 
 
 
 
 
 
 
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