Storia del Santuario - Collecreta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Storia del Santuario

Santuario Icona Passatora

Tratto dal libro: Camminando a Retrosi

L'icona  Passatora appartenente alla Regia Terra di Castel Trione e posta all'incrocio di un quadrivio che conduce: da un lato, alla stessa Retrosi, dall'altro a Moletano, dal terzo a Ferrazza ed a S. Martino, dal quarto sul Fiume Tronto, verso Castel Trione e Cornillo Nuovo, esisteva, sicuramente gia' da prima del secolo quindicesimo, un'edicola che portava, effigiata sul fondo, solo l'immagine della Vergine, in veste rossastra, al momento di allattare il Bambino: immagine che ancora oggi e' ben visibile all'interno del tempietto che venne eretto immediatamente, secondo la tradizione, da una certa Calidea di Ferrazza " per miracolo ricevuto ".
Poiche' l'edicola originaria sorgeva lungo un sentiero assai battuto dal passaggio di contadini, di pastori e di boscaioli del contado amatriciano e delle terre circonvicine, essa venne chiamata Icona o Cona Passatora e tale denominazione venne poi estesa a tutta la chiesa. La primitiva costruzione fu in seguito incorporata nella tribuna di un Tempio dedicato a S. Maria delle Grazie il quale molto tempo dopo fu allungato ed in parte modificato, cosi' come oggi appare nella sagoma attuale.
Fatto oggetto nei secoli di diversi interventi di restauro, nessun particolare pregio stilistico sembra contrassegnare all'esterno il modesto complesso architettonico che vanta, pero', una facciata in pietra arenaria dalla semplice ed asciutta bellezza ed una abside a crociera di origine e struttura gotica del XIV secolo che si innesta in tutta la sua grazia ed armonia, nel suggestivo panorama montano che lo incornicia. A farne, invece, uno dei gioielli artistici piu' importanti della conca amatriciana - se non il piu' importante - furono, e sono ancora, le sue pareti interne riccamente affrescate dal pittore amatriciano Dionisio Cappelli e da altri pittori locali.
Sono proprio gli affreschi che ci riconducono alla nostra Retrosi in modo diretto: infatti, la concreta prima rilevanza storica della Villa appartiene alla fine del XV secolo ed e' costituita da uno di quei dipinti.
Queste feuere ha facte fare Martino deuciu delli Ritrosi 1490, si puo' leggere in un italiano molto arcaico sotto il dipinto raffigurante, nello specifico, una Vergine con Bambino. Martino delli Ritrosi e' il commissionario dell'opera, dunque, ed anche il primo Retrosaro che la storia ricordi.
Va' al prelato don Augusto Di Carlo, il merito storico-artistico di aver accidentalmente riscoperto, nel ripulire il presbiterio dell'Icona, affumicato ed annerito da un cero che da decenni ardeva proprio in corrispondenza dell'arco, il cartiglio contenente l'epigrafe, posta al lato sinistro dell'Adorazione dei Magi, che attesta: Hoc Dionisius Francisci Cappellis de Amatrice me pittit 1508.
In realta', sembra poco probabile che il Cappelli-pregevolissimo pittore e gloria e vanto di tutto l'Amatriciano, per esser stato, sembra, il primo Maestro del grande Cola dell'Amatrice e per aver affrescato, fra l'altro, le chiese di: S. Antonio di Cornillo Nuovo, di S. Silvestro in Colle d'Arquata, di S. Apollonia, di S. Savina di Voceto, nonche' molte delle pareti dell'Icona e della annessa Sagrestia, sia stato tuttavia anche l'artefice dell'immagine che tanto fece emozionare circa un secolo fa  don Augusto.
Ci vorra' Cesare Verani, il maggiore studioso d'arte di tutto il Reatino, a far coincidere un Ignoto pittore provinciale quattrocentesco di immagini votive con il piu' probabile Autore di quel dipinto: quell'autore al quale attribuira' pure i pregevoli affreschi di S. Agostino, in Amatrice e che chiamera', prendendo lo spunto dalla sua opera piu' bella, presente anch'essa nel piccolo Tempio dell'Icona: Maestro della " Madonna della Misericordia". Seguendo il Verani, potremmo parlare di un linguaggio dialettale--provinciale, temperato ed impreziosito da una profonda conoscenza dei Maestri Ascolani di spicco, come Pietro Alemanno e Carlo Crivelli; della vivacita' dei soggetti rappresentati, esaltati dagli effetti cromatici delle vesti che indossano e dell'ambiente che li circonda; della perfetta simmetria delle figure, ai lati del dipinto, ad incoronamento ed enfatizzazione del gruppo centrale costituito dalla Vergine col Bambino, entrambi sprigionanti umanita' e tenera dolcezza.
Molte delle restanti pitture del piccolo Tempio furono eseguite dal 1490 al 1496 "per grazie ricevute", come e' intuibile dalle relative iscrizioni sottostanti. Alcune di esse, secondo quanto avvalorato da esperti, risultano, come si diceva prima, effettivamente del Cappelli o della sua scuola, come, ad esempio, il bel Cristo in gloria che incorona la Vergine sull'abside della parete frontale, contornato da angeli musicanti con gli strumenti musicali di zona ( tamburello, zufolo, ciaramelle); altre pitture sono state, diversamente, definite "di scuola crivellesca" od "umbro-marchigiana", come l'Annunciazione, a fronte dell'arco del presbiterio e la Madonna in trono con Bambino benedicente, in atto di sorreggere una citta' racchiusa nelle sue mura.
Il Verani ci induce a dare pregio e considerazione, fra gli innumerevoli dipinti di cui il piccolo tempio e' rivestito, al Cristo Crocifero ( anch'esso attribuibile, come la Madonna di Retrosi, all'ignoto Autore), che ci appare come una delle iconografie piu' rare ed interessanti presenti nell'Icona, e alla stessa Madonna della Misericordia ( o dei Raccomandati), di cui si e' gia' accennato.
La prima opera e' frutto di una predicazione missionaria ,tesa ad inculcare il dovere di santificare le feste, evitando accuratamente il disbrigo dei lavori (i cui strumenti, tipici del luogo, fanno da sfondo al dipinto) e discenderebbe dalla velleita' delle donne che vollero sottolineare attraverso la sacra rappresentazione il rispetto tributato dai loro congiunti all'obbligo del riposo domenicale.
La seconda opera, vicina alla prima ed immaginata in una edicola chiusa di marmo bianco, ornato di un motivo a dentelli, raffigura invece la Vergine Maria, sotto le ali del cui amplissimo mantello, in ginocchio ed a mani giunte, si prostano: da una parte, un gruppo di uomini, tra cui il pittore stesso, giovani e fanciulli; dall'altra, varie donne velate, volutamente immortalate in una tipologia da maniera. A fare la differenza: la raffinatezza dei lineamenti del volto della Vergine e la vivacita' altrettanto raffinata dei variegati colori del dipinto.




 
 
 
 
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu